La nostra casa è in fiamme

Recensione del libro di Greta Thunberg con alcune riflessioni.

Cari lettori, se siete incuriositi dalla giovane Greta Thunberg, potreste essere interessati a leggere il libro scritto a otto mani intitolato “La nostra casa è in fiamme – la nostra battaglia contro il cambiamento climatico”. Probabilmente potreste pensare che sia un altro libro che descriva i cambiamenti climatici, come essi siano stati creati dall’uomo e quanto questi porteranno alla distruzione della Terra nei prossimi anni, ma questo è vero solo in parte. Dopo poche righe si realizza che la scrittrice principale è Malena, madre di Greta e Beata, che attraverso una scrittura che ricorda quasi quella delle pagine di un diario personale, ci introduce nelle loro vite, influenzate fortemente da problemi psicologici quali anoressia, autismo e ADHD, i quali però hanno condotto la famiglia Thunberg alla lotta contro il cambiamento climatico.

La nostra casa è in fiamme
La nostra casa è in fiamme

” Mi ricordo la prima volta che ho sentito parlare dell’effetto serra, mi ricordo di aver pensato che non poteva essere vero. Se lo fosse stato, non si sarebbe parlato d’altro. Ma nessuno ne ha mai fatto parola”, queste parole di Greta colpiscono perché, probabilmente, sono quelle che ogni persona che abbia mai letto una notizia scientifica riguardo agli effetti dell’antropocene, potrebbe aver pensato.

Potrebbe essere successo anche a te, e cosa hai fatto dopo? Se la risposta è “niente” potresti ancora essere in tempo per recuperare e per prendere parte alla rivoluzione per la salvaguardia del mondo. Leggendo questo libro per esempio, potresti capire che il cambiamento climatico non riguarda solo i giovani, che si devono costruire un futuro per loro e per i loro figli, ma tutti gli abitanti del pianeta, indipendentemente da età, sesso, religione o etnia. Gli attivisti di Fridays for Future, movimento fondato dall’autrice del libro, al momento non dispongono di seggi al parlamento per cambiare il presente in modo che non comprometta il futuro, e l’unica cosa che possono fare è scendere in piazza e nelle strade di tutte le città del mondo per protestare. Protestare contro chi è comodamente seduto in una poltrona di un pubblico ufficio, che gestisce come ha sempre fatto l’amministrazione della propria città, provincia, regione o stato, senza preoccuparsi sufficientemente degli effetti del climate change. Il problema è che sono i figli del boom economico del secolo scorso, quelli che hanno il potere decisionale in mano al momento e, come Greta e Malena sottolineano nel libro, costoro oggi giorno non possono permettersi di non ascoltare questi ragazzi, perché già prima di loro ignorarono gli scienziati. Questi ultimi da decenni affermano che se non si fermerà questo incessante consumo di risorse, un giorno, non molto lontano, non ce ne saranno più; inoltre sostengono che la Terra e i suoi ecosistemi andranno incontro a cambiamenti radicali, quali innalzamento delle temperature degli oceani e dell’atmosfera, acidificazione del suolo e delle acque, desertificazione, estinzione di una moltitudine di specie viventi.

Fortunatamente per chi ha più di sessant’anni adesso tutto ciò probabilmente non è un problema, perché in quel futuro sarà già diventato humus; ma è sua, nostra, responsabilità impegnarci per proteggere l’ambiente in cui viviamo e informarci su ciò che possiamo fare per prevenire la sua rovina.

Leggere libri o articoli divulgativi, partecipare a conferenze o a un gruppo di attivisti, ripensare i propri acquisti in un’ottica più sostenibile… ogni azione può riscuotere la mente dal torpore causato dalla non conoscenza e portarla alla consapevolezza che ogni individuo fa parte del puzzle che, se completato, riuscirà a evitare la morte della Terra per come la conosciamo.

 

Articolo di Giorgia Agostini

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