Per intervenire sull’emergenza climatica abbiamo dieci anni, questo rappresenta un lasso di tempo molto breve.
Servono azioni per creare lavoro per dismettere le piattaforme e per costruire gli impianti.
Incontro per un'energia diversa
Incontro per un’energia diversa

In questo momento storico é superfluo dire che sia necessario abbandonare le fossili e scegliere le energie rinnovabili se si vogliono rispettare gli accordi di Parigi e la salvaguardia del pianeta. Serve il coraggio e serve la coerenza per affrontare il cambiamento climatico e servono tutte le rinnovabili. L’eolico rientra tra le soluzione e non deve essere il problema.

“Oggi non esistono ragioni tecniche o economiche per rinviare ancora queste scelte e disegnare uno scenario di rilancio ambientale ed economico ambizioso per il nostro Paese – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Non è neanche un problema di risorse per gli investimenti perché lo sviluppo delle fonti rinnovabili consente di ridurre fortemente le importazioni di gas e carbone, mentre il prezzo degli investimenti nell’eolico, così come nel solare, scendono anno dopo anno. Tutto dipende dalla volontà politica del governo, dalla burocrazia e dalle preoccupazioni territoriali. Le risorse dell’Innovation Fund – ha proseguito il presidente di Legambiente – devono essere destinate a sostenere l’efficienza energetica e le rinnovabili per accelerare la transizione verso un’Europa libera da fonti fossili e con zero emissioni nette entro il 2040, per contribuire così a contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C in coerenza con l’Accordo di Parigi. Il denaro dei contribuenti europei deve servire per tradurre in realtà il Green Deal Europeo, non può essere sprecato finanziando progetti, come la cattura e il sequestro del carbonio, che guardano al passato e rendono più acuta l’emergenza climatica”.

Molti criticano la tecnologia e la definiscono vecchia ma non è vecchia, é consolidata ed è appurato che funziona, ci sono tanti esempi in tutto il mondo. Altri ancora hanno paura che abbia un impatto negativo sul paesaggio ma la bellezza è relativa e soggettiva e non può essere messa sul piano di discussione per la salvaguardia del pianeta. Come Legambiente chiediamo politiche ambiziose, all’Europa, all’Italia e alle regioni.
Da qui a dieci anni non ci saranno più risorse fossili quindi è necessario fare un cambiamento anche nel settore lavorativo, altrimenti molte persone perderebbero il lavoro, invece con l’eolico si manterrebbero e creerebbero nuovi posti.

I dati sull’eolico in Italia raccontano, purtroppo, che il nostro impegno è largamente insufficiente. Il Piano d’Azione Nazionale (PAN) individuava nel 2010 in attuazione della Direttiva 2009/28/CE un obiettivo di installazioni al 2020 pari a circa 12.680 MW di cui 12.000 MW on-shore e 680 MW off-shore. Siamo a due mila MW in meno sulla terra ferma e il target per l’off shore è totalmente mancato. La media di installazioni di impianti eolici all’anno, dal 2015 a oggi, è di appena 390 MW. Nel 2019 le installazioni sono leggermente cresciute con 400 nuovi MW (meno 118 MW rispetto al 2018), arrivando a 10,7 GW di potenza complessiva, numeri assolutamente inadeguati per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 dal Piano Energia e Clima, e che presto dovranno essere rivisti con l’innalzamento dei target previsti a livello europeo. L’Italia dovrà infatti impegnarsi a installare almeno 1 GW di potenza eolica l’anno con impianti a terra e in mare, e in parallelo realizzare investimenti diffusi per ridurre drasticamente consumi energetici e emissioni di CO2 in tutti i settori produttivi.

Il presidente dell’associazione Legapesca afferma che dalle 4 alle 12 miglia è dove si sviluppa la pesca e per 114 km potrebbe essere bloccata, quindi è preoccupato per cosa succederà alla pesca in futuro. Se si trovasse una soluzione si trova favorevole all’impianto. La responsabile del progetto risponde che si può pescare in determinati canali, dipenderà dalla politica, comunque sostengono che con i dialoghi e la discussione si possa trovare una soluzione.
In ultimo sono intervenuti i rappresentanti dell’azienda Agnes: the adriatic Green network of energy sources, che dovrebbe realizzare il progetto. Hanno fatto notare che l’Emilia Romagna si colloca all’ultimo posto in Italia, con solo l’8.9% di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili.

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